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Festa della cicerchia 2015 a Serra de’ Conti

Un’atmosfera d’altri tempi ha fatto da cornice alla 19° edizione della Festa della Cicerchia di Serra de’ Conti che, da venerdì 27 a domenica 29 novembre ha trasformato completamente il Borgo cittadino.
Nelle numerose grotte del paese, sono state sistemate locande, cantine ed osterie, dove hanno fatto tappa migliaia di persone che – dopo aver visitato vicoli e piazzette – hanno degustato le specialità culinarie.
Un mix ideale per ammirare le bellezze di Serra de’ Conti, sicuramente da considerare una tra le terre murate meglio conservate della provincia di Ancona, capace di proporre suggestioni d’altri tempi.
Come sempre, e ovviamente anche per questa 19° edizione, l’appuntamento ha proposto tantissimi eventi. Ma la regina è rimasta sempre e comunque lei: la cicerchia, un legume povero, proteico, con pochi grassi e molti amidi che ha sfamato generazioni di marchigiani rappresentando un punto di riferimento culinario per la stagione invernale ed una risorsa alimentare fondamentale nei periodi di carestia.

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Grazie alla cicerchia, Serra de’ Conti ha sviluppato le proprie radici contadine e, proprio perché la cittadina deve tantissimo a questo legume, nessuno ha mai dimenticato il suo valore. D’altra parte – e questo accade un po’ per tradizione, un po’ per riconoscenza – a distanza di anni, nonostante le numerose innovative tecniche agricole, a Serra de’ Conti, si coltivava ancora la cicerchia, quella vera, quella saporita e minuta di un tempo.

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Dopo 19 anni di straordinaria organizzazione di questa festa, si può dunque tranquillamente affermare che la cicerchia sia diventata elemento di identità del territorio. Ed attorno al legume è stato costruito un momento di cultura del cibo, di riflessione sulla biodiversità nell’agroalimentare, di gioiosa convivialità e di sereno benessere. Una festa, insomma, per riscoprire i sapori della memoria, per promuovere i prodotti tipici di qualità, salvaguardare dall’estinzione realtà produttive minori, e difendere il diritto alla sovranità alimentare.
Gli organizzatori della “Festa della cicerchia” di Serra de’ Conti ci tengono particolarmente a sottolineare che non sono cantori del passato, non esaltano la miseria che, comunque, alcuni di loro hanno conosciuto o sentito raccontare, ma non vogliamo neppure dimenticare le radici della propria cultura contadina. Ecco dunque che la cicerchia è diventato un simbolo nel momento in cui sembra che il cibo quotidiano non arrivi più dalla terra e che sia un prodotto dell’industria. Ma a Serra de’ Conti sanno che al centro c’è e ci sarà sempre e comunque la terra.
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Ad ogni edizione della festa, nel piccolo centro sulle colline del Verdicchio oltre 500 volontari lavorano attorno ad una ventina di cantine, cercando di proporre piatti con sapori tradizionali (oltre 120 piatti diversi).
L’elenco è lunghissimo e, soprattutto, fa venire l’acquolina in bocca.
Tra i più richiesti, il menu propone zuppe, maltagliati, pappardelle, passatelli, cresce di polenta, cresce con farina di cicerchia, trippa alla canapina, cicerchia in pagnotta, coratellina d’agnello, stoccafisso con patate, fave in potacchio, guanciale saltato con aceto e salvia, ciambellone, vino di visciola, caldarroste.
Il tutto, in un tripudio di colori e sapori, tutti da vedere, assaporare e condividere con ottime bottiglie di Verdicchio delle aziende locali.
L’artigianato tradizionale ha invece messo in mostra lavori in legno ed in vimini, pizzi e merletti, cucito e ricami, terrecotte e lavorazioni varie insieme ai prodotti gastronomici degli “agricoltori custodi”, dalla cipolla di Suasa alla favetta di Fratterosa, dai legumi di Appignano al miele, dalle tisane alle confetture, dal vino all’olio di oliva.
Tutti gli artigiani presenti sono stati accuratamente selezionati affinché mostrassero il loro tradizionale “saper fare” perché nella cultura contadina tutti sapevano muovere bene le mani lavorando i vimini o il legno, curando merletti, modellando terrecotte, battendo il ferro.
La festa ha accolto anche una parte dedicata allo spettacolo attraverso un’esplosione di eventi caratterizzati dalla presenza di artisti di strada, gruppi folkloristici, stornellatori, cantastorie, tra i quali figuravano gruppi di rilievo come i “Nanirossi”, “Zastava Orkestar” e “Abbanda”.

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Altro spazio di prestigio alla “Festa della cicerchia”, quello dedicato all’ “Ospite d’onore” proveniente da un’altra regione: quest’anno è stata la volta del Radicchio rosso di Treviso. Dalla Svizzera è invece arrivato un altro ospite per presentare la “Raclette”, tipica pietanza elvetica a base di formaggio fuso.
Una festa veramente bella sotto ogni punto di vista, cresciuta di anno in anno, selezionando gli espositori, privilegiando chi si muove all’interno di organizzazioni agricole, perché il cibo deve essere al centro del nostro modo di vivere, di pensare e di stare con gli altri.
Una linea di pensiero sulla base della quale è stato deciso e scelto di premiare ogni anno chi opera per la difesa della biodiversità all’interno del territorio regionale. E’ stato così istituito un “Premio per la biodiversità agroalimentare nelle Marche” giunto ormai alla decima edizione all’interno della festa e curato insieme a Slow Food Marche. Da sottolineare anche l’anteprima di prestigio del premio svoltasi nei giorni scorsi presso il ristorante Mandracchio di Ancona.
Il Premio è andato per la prima volta ad una rappresentanza del mondo marino e della pesca: la Cooperativa Pescatori di Portonovo una delle realtà più vivaci, consapevoli ed efficaci della marineria regionale. La Cooperativa rappresenta un esempio di come la “pesca sostenibile” possa essere pratica, concreta ed effettivamente realizzabile.
Nato nel 2006, quando il concetto stesso di biodiversità era per lo più ignorato, nei suoi dieci anni di vita il Premio ha rappresentato un riconoscimento simbolico per contadini, allevatori, ricercatori che hanno fatto della promozione e tutela della biodiversità agroalimentare nella Regione Marche la loro occupazione e preoccupazione.
Nell’assegnare il Premio, la Giuria e le associazioni promotrici hanno inteso riconoscere il contributo della Cooperativa Pescatori di Portonovo alla difesa della biodiversità nell’agro-alimentare regionale.
Alla 19° edizione della Festa della cicerchia di Serra de’ Conti era presente anche la comunità di Cavezzo (in provincia di Modena) oltre all’Istituto Scolastico “Salvati” di Monteroberto, ospite da molti anni, che ha esposto piante e varietà a rischio di estinzione e prodotti realizzati all’interno del piano di studio e lavoro annuale.
Come tradizione ha partecipato pure l’Istituto Alberghiero “Panzini” di Senigallia.

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Ciro Montanari

Ciro Montanari

Nato a Senigallia (Ancona), nel 1966, esercita la professione di giornalista da oltre trent'anni, diventando professionista il 15 settembre 1992. Inizia a collaborare nel campo dell'informazione nel 1986 attraverso radio Velluto Senigallia. Dal 1988 passa al piccolo schermo con Tv Centro Marche, poi alla carta stampata come redattore e direttore responsabile di riviste regionali e nazionali. Negli anni si specializza in vari campi del mondo della comunicazione: radio, televisione, uffici stampa, presentazioni, organizzazione di eventi, corsi scolastici, web. Dopo oltre venti anni di lavoro con Nerosubianco, fonda l'agenzia di servizi giornalistici Visi e Voci.

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